Avevamo tutto contro.
Chi avrebbe scommesso su di noi? Noi sì.
C'era una volta una squadra che aveva una casa. Il Palazzetto del Ghiaccio Agorà non era soltanto il luogo in cui le Ladybirds si allenavano. Era il punto dal quale partiva ogni sogno, il luogo delle prime cadute, dei primi programmi, delle risate nello spogliatoio e delle ore trascorse insieme a costruire qualcosa che andava ben oltre lo sport.
Poi Agorà ha chiuso.
E, da un giorno all'altro, quella squadra si è ritrovata senza pista, senza un luogo stabile in cui allenarsi e senza sapere davvero che cosa sarebbe accaduto.
Per molte società sarebbe stata la fine.
Per noi è stato l'inizio della sfida più difficile.
Poi è arrivata la possibilità di utilizzare il ghiaccio dell'Accademia del Ghiaccio di San Donato Milanese. Ma trovare una pista non significava aver ritrovato una casa.
Per molte atlete, ogni allenamento comportava un'ora di strada all'andata e un'altra ora al ritorno. Due ore sottratte allo studio, al riposo, alla famiglia e alla vita quotidiana.
E poi c'erano gli allenamenti.
Non tutte sono riuscite a resistere. Alcune ragazze hanno rinunciato: non perché avessero smesso di amare il pattinaggio, ma perché la distanza, gli orari e i sacrifici erano diventati troppo pesanti.
Nel pattinaggio sincronizzato, però, perdere anche una sola atleta può cambiare tutto. Significa modificare le posizioni, ricostruire le coreografie, ristabilire gli equilibri e, talvolta, mettere a rischio la possibilità stessa di gareggiare. Ogni abbandono lasciava un posto vuoto sul ghiaccio.
Eppure le ragazze rimaste continuavano a presentarsi. Salivano in macchina. Affrontavano il traffico. Arrivavano stanche. Indossavano i pattini e ricominciavano.
Le Ladybirds hanno imparato a credere ancora più forte l'una nell'altra. Hanno trasformato ogni chilometro in determinazione, ogni rinuncia in forza e ogni difficoltà in un motivo per non mollare. Perché le guerriere non aspettano che la strada diventi facile. La percorrono anche quando sembra impossibile.
E così, le ragazze rimaste senza una pista sono arrivate sul ghiaccio di un Campionato Mondiale. Poi lo hanno fatto una seconda volta.
Neuchâtel e Gothenburg non sono soltanto due città e non sono soltanto due competizioni. Sono il simbolo di tutto ciò che è stato necessario superare per arrivare fin lì. Sono le ore passate in macchina. Le sveglie anticipate. I ritorni a casa tardi. Gli allenamenti affrontati con la stanchezza addosso. Le compagne perdute lungo il cammino. I momenti in cui sarebbe stato più semplice fermarsi.
Partecipare a un Mondiale è un traguardo straordinario. Riuscire a farlo due volte, dopo aver perso la propria casa e affrontato una strada tanto difficile, significa aver costruito qualcosa che va oltre il risultato sportivo. Significa aver dimostrato che una squadra può essere messa alla prova, ostacolata e costretta a ricominciare, ma non può essere sconfitta finché continua a credere nel proprio sogno.
Da ottobre, la possibilità di allenarsi a Rho rappresenterà per noi un sollievo enorme. Significherà ridurre almeno in parte gli spostamenti, restituire tempo alle ragazze e alle loro famiglie e affrontare gli allenamenti con maggiore serenità.
Ma il sogno più grande rimane lo stesso. Tornare a casa. Tornare al Palazzetto del Ghiaccio Agorà. Rivedere le luci accese, sentire nuovamente il rumore delle lame su quel ghiaccio e ritrovare il luogo dal quale tutto era cominciato.
Fino ad allora continueremo a viaggiare, allenarci, cadere e rialzarci.
Ma non avevamo alcuna intenzione di arrenderci."